Colonna di Hera Lacinia

Crediti:

Direzione dei lavori:
Dott. M.G.Filetici
(Associazione in partecipazione con la Ditta Carlo Usai)

La storia del Templo di Hera grande santuario della Magna Grecia, è legata ad una serie di spoliazioni , manomissione ed intervento ad opera dell’uomo che si sono susseguiti nel tempo e che ne hanno modificato lentamente e radicalmente sacralità, funzione e soprattutto aspetto. Già in antico Il Templo ebbe un’analoga sorte, quando per opera del censore O. Fulvius Flaccus, nel 173 a.C., venne smontata una parte del tetto marmoreo per ornare il templo della Fortuna Equetris a Roma ( LIVIO XLlIl,3). Condannato dal Senato Romano per il sacrilegio, il censore fu costretto a riportare il mal tolto al tempio, ma nessuno degli artigiani locali fu in grado di ricomporlo e ci si accontentò di una riparazione con materiali di minor pregio (D. Mertens , Atti conv. Taranto 1983/’84/’85) forse così nacque il suo primo decadimento. Erano in piedi ancora tutte le colonne (forse 48, da D. Mertens op. c.) quando il Vescovo Lucifero (1510 -1521) lo saccheggiò ulteriormente per far costruire l’episcopio e la cattedrale di Crotone. Dopo il 1543 stavano in piedi ancora due colonne, una delle quali cadde ai tempi di Nola forse con il terremoto del 1638. L’ultima notizia delle demolizioni, che sicuramente continuarono fino alla metà del settecento, le abbiamo da un viaggiatore erudito straniero in Calabria il tedesco J.H.von Riedesel nel 1766 che ricordava ad un ingegnere del posto “la necessità di salvare il resto del tempio e il portico”. Dopo i rilievi più attenti effettuati durante le prime campagne di scavo effettuate da parte di archeologi americani (J.l. Clarke – A. Emerson ) subito soppresse dalle autorità , il primo rilievo puntuale lo avremo solo nel 1894 con R. Koldewey e Puchsteln che si limitarono ai rilievi delle sole parti accessibili. La colonna fu rilevata da G Abatino nel 1911 che da già delle misure abbastanza fedeli della colonna e del basamento ed una buona fotografia presa da sud-est. Sempre Abatino nel 1909 preoccupato per la stabilità della colonna , sulla base di saggi di scavo eseguiti nel suolo, immediatamente ad est della colonna, redige un progetto di consolidamento in cemento che esaminato dal consiglio tecnico Superiore del Ministero fu effettuato, suscitando grandi critiche da parte di Paolo Orsi, Soprintendente trentino che nel 1909, durante una successiva campagna di scavi, lo accusa di aver coperto e mascherato con il suo intervento, quella parte di pronao che ancora era visibile. Del 1910 e un altro intervento questa volta del Genio Civile che vede la costruzione di un muro di sostegno con battuto di cemento e pietrame che corre lungo il perimetro laterale e longitudinale della zona antistante il pronao. Dopo una serie di relazioni e varianti (vedi ad es. la proposta dell’ing. Loiacono di smontare la colonna 1929) nel 1953 – 55, con la soprintendenza di A. De Franciscis, si avvia un altro grande intervento che vede la costruzione della terrazza rossa ad est ed altri interventi sul basamento. Nel 1959 fino al 1961, ancora lavori di somma urgenza eseguiti dalla Ditta Sciarrone sempre con la Soprintendenza di A. De Franciscis che vedono la costruzione di altri muri di sostegno, con un pozzetto di raccolta per le acque di drenaggio del terreno. Per le superfici della colonna e del basamento si prevedono suture delle cavità con cemento “a 600” e loro protezione finale con Silicone C13. Gli studi e gli interventi proseguono dopo molto con un’accurata e puntuale analisi della colonna e delle sue problematiche in una relazione eseguita nel 1995 dal Prof. Dieter Mertens Horn. Relazione che prosegue l’anno dopo nel 1996 , con una più approfondita analisi statica- strutturale di resistenza antisismica eseguita dal Prof. Antonino Giuffrè.

(tratto dalla presentazione “Hera Lacinia – Restauro attuale” della Soprintendenza Archeologica della Calabria)